Caluk, 10 August 2006 – 01:12:14
Oggi, nella società moderna, possiamo notare tranquillamente la coesistenza di diverse religioni.
Ma oltre a questo miscuglio di religioni, c’è anche chi non crede a nessuna di queste: gli Atei.
Secondo me, la scelta di ritenersi Ateo, è una scelta molto dura, perché sa che dovrà fare fatica a tenere testa alle persone che la pensano diversamente.
Tra tutte le scelte che un uomo può fare, quella dell’Ateismo, è quella che porta ad un maggior conflitto con le persone che ci stanno attorno. Io dico questo perché, essendo in un piccolo paesino, l’esternazione delle mie idee è molto difficile, visto che la mentalità comune è ferma ad un’idea tradizionalista che induce tutti a credere in qualcosa, anche se non sanno bene cosa.
Nei paesi come il mio, chi solo osa dire che il Dio non esiste, viene guardato con un altro occhio, quasi come un dissidente politico o come un eretico. Il paragone potrebbe sembrare esagerato, ma purtroppo è così, e specialmente nelle persone anziane, che sono più critiche verso questi giovani dissidenti.
Molto spesso, chi non crede a nessuna religione, e in special modo alla religione cattolica, viene anche giudicato come un irresponsabile che va contro i principi della dottrina cattolica. In sintesi viene definito come un egoista, uno che non aiuta il prossimo, una persona meschina etc. Invece tutto questo è frutto di un pregiudizio, e della mente contorta delle persone, che non sono capaci di razionalizzare le cose.
Per quanto mi riguarda, io non contesto i valori della dottrina cattolica, ma contesto solo l’esistenza di Dio. Infatti, quando la chiesa dice di aiutare il prossimo, non uccidere, non rubare, etc, io sono d’accordo, perché questi valori non sono valori cattolici, ma sono valori dell’etica umana, che dovrebbero essere incarnati in ogni essere umano.
Una volta un mio amico mi ha detto: “oggi è più facile dire di non credere, che il contrario”; e io gli ho risposto: “forse in città, ma nel paese questo non è vero”.
By Caluk


E bravo Caluk che ha cambiato piattaforma!!!!:)
Condivido e conosco la sensazione del dichiararsi pubblicamente ateo, è una cosa sgradevole… non si è mostri pronti a distruggere il mondo, ma persone che pensano sia problematico dimostrare che quanto le religioni (spesso non tutte e non senza una bella dose di esegesi storico-filosofica) parlano del “bene” parlino anche di “Dio”. Ciò che nella tradizione umana si è elaborato come l’alto concetto della “vita buona”, cioè una vita eticamente e moralmente orientata, non può dimostrare l’esistenza dell’Ultraterreno.
Non che gli uomini non ne abbiano bisogno e per esorcizzare la paura della morte (sic!) e come slancio etico nella vita sociale, ma l’ateo è convinto che questo slancio sia prodotto dall’uomo per l’uomo, anche perché non abbiamo esperienza positiva di Dio, ma solo negativa, come diceva Kant, il quale aggiungeva, “Dio si può negare di giorno…” Nessun ateo può dimostrare che Dio non esiste, ma solo la natura umana, sociale della religione e dei pensieri religiosi, anche se questo può fare veramente molto male (si pensi a Nietzsche che morì pazzo anche per le conseguenze psicologiche del suo pensiero che lo sconvolsero nel suo abisso).
Essere atei è coraggioso? Forse sì, ma spesso e disperante ed è per questo che molti collegano ateismo e depravazione (e non solo, la religione è un forte stabilizzatore sociale, per questo è fortemente osteggiato chi dichiara la sua nullità). Se tutto è finito, vano, senza speranza (perché non trova un momento trascendente in cui si realizzano) allora l’unica consolazione è il gozzoviglio, il piacere sfrenato, etc…
Essere atei significa essere coraggiosi a rinunciare alle certezze della fede perché, onde evitare di essere ignavi, e provare a rifarsi a una ragione post-metafisica in cui i principi etico-morali siano riferiti a momento normativi post-convenzionali… Insomma una cosa non da poco.
C’è un pericolo, però, che attanaglia chi si ritiene ateo e che si può superare solo con molta umiltà: il ritenersi più intelligente degli altri, più razionale. Ciò fa cadere l’ateo in quello che voleva evitare; la metafisica, cioè, si sposta da “Dio” alla “Ragione”, dalla “Fede” alla “Scienza”. Questo atteggiamento è quello, a mio avviso, dell’Unione Atei e e Agnostici Razionalisti, che per quanto condivida alcune cose, poi mi sembrano ridicoli nel come difendono la Ragione.
Un sincero saluto
Ivano.
P.S. ti consiglio di leggere il testo di Habermas “Tra scienza e fede”, Laterza
Di una cosa solo non sono dello stesso avviso. Quando tu dici “Essere atei significa essere coraggiosi a rinunciare alle certezze della fede”, questo a mio avviso è scorretto.Se io sono ateo, e quindi metto la razionalità davanti a tutto, non credo nelle certezze della fede, e al tempo stesso dico che quelle certezze sono false.
La prima certezza, che è quella dell’esistenza di Dio, per me ateo è impossibile quindi essere ateo non significa “rinunciare alle certezze della fede”. Un ateo le rinnega a priori, non ci rinuncia
Quando tu dici “C’è un pericolo, però, che attanaglia chi si ritiene ateo… il ritenersi più intelligente degli altri, più razionale. Ciò fa cadere l’ateo in quello che voleva evitare…”
Bhè, io sinceramente non la vedo così, non vedo un pericolo in quello che dici tu. Un ateo non fa lo “sborone” sentendosi più intelligente. Un ateo non crede alle fantonie della chiesa, e usa la testa e la razionalità per controbattere alle idiozie religiose.
Per un ateo credere a Dio o credere all’asino che vola è lo stesso, ma questo non significa necessariamente che si ritiene più intelligente.
Beh… le contro argomentazioni da te usate sono interessanti, ma permettimi di dissentire, è una delle libertà laiche
Andiamo con ordine, ma anche in modo sintetico.
Quando dico che essere atei significa rinunciare alle certezze della fede voglio dire che chi crede (in modo profondo) ha una sicurezza in più che può fargli fare cose inaudite senza troppa paura (ovviamente esagero). Se martiri cristiani e molti atei che hanno lottato per la libertà sono uguagliabili per un forte senso della giustizia, i primi sono convinti che andranno in paradiso e questa è, indubbiamente, una certezza in più che può farli stare più sereni. Del resto nella vita quotidiane, normale, di persone ordinarie questa certezza gli permette di essere più tranquille. La paura della morte è esorcizzabile più facilmente. Per me, che sono agnostico, non è così, rimando solo il problema.
Veniamo al secondo appunto. La questione ti assicuro non è così facile. Pensa al tuo esempio, Dio e l’Asino che vola, non sono la stessa cosa! Ma allora perché metterli vicino? Questo è l’atteggiamento che si rischia e che anche io non credo di aver superato proprio bene. Perché non paragonare Dio e la Ragione? Da quando Prigogine ha pubblicato “La fine delle certezze” (ed. it. Bollati Boringhieri, Torino, 1997) è evidente che la nostra Ragione non ha nessuna fondatezza reale. Esiste, del resto, un paradosso che spesso dimentichiamo, la matematica e la geometria, che sono indicate come esempi di ragionamenti logici, si fondano su assunti non dimostrabili (il punto, la retta, il numero, ecc…). Questo vuol dire che se non assumiamo degli assunti indimostrabili, per ciò fuori dalla logica e dalla ragione, non possiamo dimostrare niente e alcuni credono di poter dimostrare la non-esistenza di Dio… Per questo preferisco definirmi agnostico, non potendo dimostrare niente sospendo il giudizio su Dio, non certo sulla religione. Ecco il rischio, farsi un altro Dio che è persino meno sostenibile di quello metafisico! Qualcuno dice che la fondatezza della ragione si misura sui risultati, cioè sul progresso tecnico scientifico, ma ciò non dimostra niente altro che l’efficacia di un ragionamento logico che si basa su presupposti indimostrabili. Max Weber (sociologo, filosofo, economista, storico, etc…) ben diceva che la scienza non da certezze! Per questo ti suggerivo la lettura del libro di Habermas (veramente sarebbe meglio il volume “Il pensiero post-metafisico”, ripubblicato di recente dalla Laterza), egli prova a difendere la Ragione come processo formale di regolazione intersoggettiva tra gli attori sociali e per questo elabora un concetto di tipo post-metafisico, scettico ma non disfattistico di Ragione.
Ma molti non la vedono così. Non so se sono stato capace di chiarire quanto penso, spero di sì. Essere atei è veramente difficile, poiché, tra le altere cose, non possiamo dimostrare o dare risposte ai problemi esistenziali, ma accettare di non arrivare a comprendere tante e tante cose. Una volta lessi da qualche che l’unica cosa che possiamo fare, come uomini, è accettare di essere nel mistero delle cose.
Ovvio che ti permetto di dissentire, il dialogo è fatto di pareri diversi.
Dopo aver letto quello ke hai scritto in merito alla rinuncia delle certezze della fede ho sempre gli stessi pareri di prima.
Sul fatto che la religione venga usata come pillola per alleviare i dolori non ci sono dubbi. Ma sul fatto che l’ateo rinuncia a ste certezze ho molti dubbi, perchè per l’ateo e lo stesso per l’agnostico, queste non sono certezze, ma solo fumo.
Quindi non riesco a capire come una persona può rinunciare in una cosa che non crede. Io rinuncio al cioccolato perchè sò che è buono ma non lo posso mangiare per via di problemi allergigi, e questa è una rinuncia. Ma io non rinuncio al cioccolato se mi fa schifo, perchè non lo voglio a priori, quindi decade il concetto di rinuncia.
Una persona che a priori rinnega certi pensieri non può rinunciare ad essi, allora che rinnega a fare.
Esempio: io rinnego una donna, ma poi al tempo stesso dico “cavolo, mi piacerebbe stare con lei”. Questo ha senso?
Molto sinteticamente per quanto riguarda il secondo punto voglio dirti na cosa.
Ovviamente io come nessun altra persona, almeno per adesso, non sono in grado di provare l’esistenza o la non esistenza di dio (questo vale anche per il cristiano).
Ma quando ho fatto l’esempio del paragone tra l’asino che vola e dio ho voluto sottolineare che difronte alla razionalità sono la stessa cosa.
Perchè io devo credere in qualcosa che nn ho le prove? Qual è la differeza tra l’asino e dio? Nessuno ha le prove ke il primo vola e ke il secondo esiste. Ecco perchè secondo me subentra la razionalità.
Bello, sta nascendo un bel dibattito
Devo fare i complimenti ad Ivano che come pochi ha voglia di intraprendere questo discorso. Tanta gente evita questo tipo di conversazione, forse per paura o forse perche’ omertosa alla “chiesa” e/o alla religione.
Voglio solo aggiungere un paio di cose:
“ Si può anzi dire che i non credenti sono gli unici veramente liberi di fare le proprie scelte: non devono risponderne a nessun ministro di culto, non devono confrontarle con la dottrina di una religione, sono assolutamente indifferenti alla minaccia di sanzioni ultraterrene. ”
E che le religioni abbiano sempre infierito, seppur in diverso modo, contro coloro che avevano opinioni scettiche e razionaliste: esemplare, sotto questo punto di vista, gli insulti e le minacce che la Chiesa cattolica ci ha riservato nel corso della sua storia.(anche qualche settimana fa il papa a fatto un discorso al suo popolo, minacciando e offendendo i non credenti).
Anche i non credenti hanno molte critiche da formulare nei confronti delle religioni ma, oltre a non sfociare in aperti conflitti, e oltre ad avere generalmente una dimensione “razionalista” che le opzioni religiose non hanno (e non possono avere per definizione), queste critiche trovano sbocchi mediatici solo con estrema difficoltà.
Purtroppo, anche dalla nostra costituzione i non credenti vengono discriminati, come per la articolo 19, che evita accuratamente di citarli
«tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume».
Anche i polici e politicanti tendono sempre a concepire i non credenti come degli individualisti privi di coesione, finendo per privilegiare le confessioni religiose e per discriminare chi vive senza Dio.
Addirittura qualcuno voleva far cominciare la Costituzione con una invocazione a Dio;
C’e’ tanto da dire ma tutto viene soffocato sempre da chi opportunista(la chiesa cattolica in particolare), sa cogliere al volo la debolezza dell uomo e del suo credere e pensare.
Saluti,
SatelliteSX
In primo luogo lasciatemi ringraziare SatelliteSX, i complimenti fanno sempre piacere (anche quando non sono meritati
).
Vorrei articolare meglio il ragionamento, altrimenti rischiamo di non comprenderci.
Quanto dice Caluk mi sembra ragionevole da un punto di vista formale, se per una persona qualcosa non esiste non è possibile che egli scelga di rinunciarvi, semplicemente non ha interesse, effetto, ecc…
Tuttavia, sarà per la mia formazione, le cose non penso siano così semplici (w la complessità). Da un lato noi facciamo esperienza quotidiana di un modo in cui vedere il mondo e l’ultramondo, dalla religione alle filosofie trascendentali. In questo campo facciamo esperienza anche degli effetti pratici di cosa significhi credere (dal comportamento di preti, monaci, credenti, dei non-credenti, ecc…). In tal modo scegliamo o no che qual particolare modo di pensare sia illusorio. Questa mi sembra sia una prima scelta. In questo primo momento scegliano, ad esempio, di non credere che alcune azioni rituali (dalla preghiera alla meditazione) possano avere effetti pratici direttamente a queste imputabili, anche se non possiamo dimostrarlo…
Credere o non credere in Dio a me sembra un momento di scelta, non è che uno nasce ateo o credente. In particolare, oggi che è possibile confrontare diverse posizioni in tale ambito, una persona non rimane necesariamente della stessa posizioni per tutta la vita. In tal senso penso che “scegliere” sia rinunciare a pensare la sostenibile una data posizione. In breve, penso che ti abbia ragione, ma che tuttavia non prendi nel dovuto conto il fatto che l’ateismo sia prima una scelta che poi può avere, ovviamente, l’effetto pratico di non avere rilevanza su chi è non-credente.
Poi credo che ci sia una cosa interessante che dici. Hai scritto >, beh, la contraddizione non è che sia una cosa non ragionevole, proprio nell’amore si verificano spesso queste contraddizioni umanissime, la odio ma non posso fare a meno di lei. Ci sono forme di razionalità che non rispondo alla logica formale (tanto per capirci che 1+1 faccia 2, in alcuni casi 1+1 fa infinito…).
Per l’esempio dell’Asino e Dio, ho capito che era un esempio e comprendo che per una ragione di tipo formale siano la stesa cosa, ma ciò che volevo sottolineare è che l’ateo (o agnostico) deve avere l’accortezza di dubitare persino della propria ragione senza tuttavia rinunciare all’etica e alla morale. Studiando la società medioevale, ad esempio, ci si accorgerebbe che anche lì esisteva una forte idea di ragione e razionalità e che questa aveva effetti pratici evidentissimi, ma oggi, il fondamento metafisico di quella “ragione storica” non esiste più e non ha più effetti pratici. In breve (mi sa che apriamo un fronte più ampio di discussione) penso che la questione sia da che punto di vista vogliamo sostenere che alcune cose sono razionali, ovvero la questione vera è se la ragione possa essere la misura di tutte le cose, ma quale ragione? Quella formale, scientifica secondo cui 1+1=2 ma dei quali i fondamenti sono non dimostrabili o una ragione pratica, sociale per cui solo ciò che ha effetto nei comportamenti quotidiani è reale?
Insomma essere atei è una cosa anche difficile da sostenere
Finalmente ho capito quello ke volevi dire sul fatto della rinuncia, e sono d’accordo con te. In effetti, visto che per tradizione i bambini devono essere battezzati (è solo una tradizione. non capisco perchè le persone non si possano battezzare quando capiscono veramente quello signica “battesimo”) in un certo senso, anche senza capire, entrano a far parte di una comunità religiosa, e cominciano a capire come funziona all’interno. Poi una volta che viene l’illuminazione, decidono di rinunciare alla “pillola” e a non credere. Si, prendendola in questo modo hai ragione.
E’ ovvio che essere atei è difficile, anzi, credo ke sia più difficile di essere un credente. Perchè il credente ha la fede, e quindi questo giustifica tutto (per il credente), l’ateo invece deve combattere per dimostrare la sua tesi, o i suoi pensieri.
Ivano vorrei sottolineare qualcosa in merito a quello che scrivi. Atei e Agnostici sono due categorie diverse.
Ciò che li unisce, infatti, è solo la non credenza nell’esistenza di Dio come nel caso degli atei(la non credenza in una o più divinità ). E per quanto riguarda gli agnostici, il convincimento che, non essendo possibile arrivare ad alcuna dimostrazione, sia meglio sospendere il giudizio, quindi di non credere.
Inoltre aggiungo sempre per Ivano che un non credente(ateo/agnostico) è inevitabilmente più aperto di un credente. Il primo può anche decidere di far propria la morale cattolica(sempre se esiste), pur rimanendo incredulo; il cattolico non può far propria un’etica non religiosa senza cessare, dal punto di vista della Chiesa, di essere cattolico.
Saluti
SatelliteSX
caro SatelliteSX,
nella sostanza, tuttavia, sono uguali, entrambi non credono.
hai ragione!!! Atei e agnostici sono categorie diverse. Personalmente penso che sia meglio definirsi agnostici piuttosto che atei, perché chi si definisce ateo ha, implicitamente, fatto propria l’idea di poter dimostrare l’inesistenza di Dio… francamente mi sembra un po’ troppo
Sul secondo punto la cosa è particolarmente stimolante e non di facile argomentazione negli spazi web. Vediamo se intendo bene. Un non-credente può far propria l’idea di amore fraterno del cristianesimo pur essendo incredulo sulla natura sovrannaturale di Gesù Cristo, mentre un credente non potrebbe far propria l’idea della normatività dello Stato che regolamenta, ad esempio, le coppie di fatto senza rischiare di essere, per l’istituzione Chiesa, considerato un non-credente?
Non so, non mi è molto chiaro quanto dici, dovremmo definire l’etica non-religiosa. L’unica che conosco è quella che, detto in soldoni, non limita la libera espressione dell’altro oltre il limite in cui non si leda libertà altrui ed in ciò si ricerca il migliore equilibrio tra individualizzazione e socializzazione.
Ricordo un testo interessante su questo, era il dialogo-confronto tra il mio filosofo-sociologo preferito, Habermas e l’attuale pontefice Ratzinger. Il testo si intitola “Etica, religione e Stato liberale”. In breve, l’etica laica non si basa sull’etica religiosa da cui, però, esclude l’elemento metafisico? Questo non permetterebbe di mettere in contatto credenti e non-credenti sul piano dell’etica e della morale?
Inoltre, mi sembra riappaia la questione secondo la quale chi è non-credente sia un gradino più su di chi crede, è una cosa bella, rassicurante, la ho provata per anni, ma dopo diverse batoste esistenziali mi sono ricreduto… spesso succede il contrario, il più aperto è il credente, ovviamente quando pensa in modo estensivo alla propria religione come una che ha in comune con le altre e con gli altri alcuni capisaldi (l’amore, la tolleranza, il rispetto, la speranza di un mondo più fraterno e solidale, etc…). Se ci pensi chi ha fondato il commercio equo e solidale è stato un prete e un laico, bella sinergia, no?
Ivano,
Mi sa che non hai chiara la definizione di Ateo, ecco questa definizione la trovi su wikipedia:
Nella sua accezione più ampia, il termine ateismo (dal greco “atheos”, “senza dio”, composto dall’alfa privativo ?- e da ????, Dio), definisce la posizione sia di chi non crede nell’esistenza di una – o più – divinità sia di coloro che di tali divinità affermano positivamente l’inesistenza; si contrappone al teismo e al deismo.
Ricorda che i credenti non sono in grado di dimostrare che Dio esiste, i non credenti non sono in grado di dimostrare che Dio non esiste. I credenti affermano che Dio esiste, i non credenti affarmano l’inesistenza. Quindi,Ivano, l’onere della prova è sulle spalle del credente “ l’onere a chi afferma”. Un paragone può essere fatto con le cause in tribunale: se io accuso qualcuno di aver compiuto un delitto, sono io che devo portare le prove a sostegno di questa accusa, altrimenti sarò a mia volta denunciato per diffamazione. Immaginati se fosse al contrario eh..tutti contro tutti. Sarebbe il caos. Del resto, se l’onere della prova non fosse a carico degli affermanti, costoro dovrebbero essere capaci di dimostrare anche l’inesistenza di tutti gli esseri immaginari concepiti dalla mente umana (qui torna il discorso fatto da Caluk)e le falsità di tutte le pretese più fantasiose degli stessi esseri umani come chi sostiene che gli asini volino.
Riconosco che molti preti hanno lottato assieme ad altri non credenti per gli stessi diritti. Molti credenti hanno davvero lasciato un segno umanitario negli anni. Molti credenti hanno scelto di stare con i poveri, gli sfruttati della Terra,gli oppressi che non hanno voce…
Uno dei tanti credenti che ammiro è il frate domenicano e scrittore Frei Betto, che indicava spesso e volentieri gente di grande personalità e umanità, come Gandhi, Che Guevara, Gesù,….ossia “chi si mette a servizio degli altri, disposto a dare la propria vita, perché altri abbiano vita”.
Saluti
SatelliteSX
Caro SatelliteSX,
permettimi di dissentire su una sola questione, cioè sulla definizione da “vocabolario”, che per quanto corretta dal punto di vista semantico, non dice nulla sulla questione filosofica che c’è a monte.
Da quando qualcuno nell’età moderna si è definito ateo, in particolare ricorderei Feuerbach, non è che abbia detto: “cari credenti, poiché voi credete in qualcosa che non potete dimostrare io non ci credo punto e basta”. Feuerbach stesso ha dovuto dimostrare l’infondatezza del ragionamento religioso attraverso una indagine antropologica dei fondamenti della religione passando per i dogmi del cristianesimo per poter dire: “cari credenti, seguendo il mio ragionamento giungerete a capire perché ciò in cui credete non esiste”.
Il ragionamento che proponi non mi sembra convincente, anche perché la cosa più ovvia che si contesta è che Feuerbach, Marx, Nietsche, Bataille, etc…, hanno potuto studiare e contestare le visioni umane di Dio e le manifestazioni dell’istituzione clericale delle diverse fedi, ma nessuno di loro avrebbe messo in dubbio l’essenza di Dio. Insomma, per quanto concordo con te sul fatto che è chi afferma qualcosa che dovrebbe dimostrare l’esattezza e giustezza della sua asserzioni, in realtà è sempre stato l’ateo a dover provare a dimostrare l’inesistenza di Dio e mai il contrario. L’esistenza di Dio sembra essere un dato di fatto nella storia dell’umanità, tanto che Freud, Fromm, e altri psicanalisti pensano che l’intuitiva credenza in un essere superiore sia insita nella struttura della mente umana che sperimenta, dalla nascita, la condizione di dipendenza, per questo, insomma, essere atei al 100% non sarebbe neanche possibile, poiché se fossimo strutturalmente come suggeriscono questi analisti, allora il pensarsi totalmente soli, buttati nell’abisso di un universo immenso su di un piccolissimo pianeta e che ciò non ha nessun senso ultraterreno comporterebbe la pazzia come quasi logica conseguenza.
Inoltre, se il credente non può dimostraci niente e noi non possiamo fare il contrario,l’unica cosa che possiamo fare in modo ragionevole è sospendere il giudizio. Poi, però, mi permetto di ribadire che c’è sempre il rischio di stare su di un piedistallo, insomma se un credente mi dice “Perché sei agnostico?…”, non mi sembra una risposta contro-domandargli “…e perché tu sei credente? Dimostrami il fondamento delle tue asserzioni!”. Mi sembra che pensare che, in questioni religiose si debba partire da queste indicazioni formali tratte dall’esempio giurisdizionale, forse, non è che ci portino tanto lontano, o no? Per questo, quando parlo con qualche credente su questioni spinose (omosessuali, coppie di fatto, eutanasia, ect…) non parto dai principi ma dall’esperienza del dolore, del misconoscimento che una persona subisce con comportamenti dettati da una certa etica, in modo da trovare con loro un punto di contatto che ci conduca a parlare come se fossimo a discutere con Frei Betto, Alex Zanotelli, Arturo Paoli, etc… Insomma, non potendo avere argomentazioni che nella sostanza li convincono delle mie asserzioni, credo sia più utile aprire in loro gli spazi per una dialogo sereno e che permetta di non limitare gli altri (che spesso con la mano longa della chiesa sappiamo come ingeriscono sullo Stato…).
Un caro saluto
Ivano,
come ha sostenuto C. Hitchens «ciò che può essere asserito senza prove concrete può essere anche rifiutato senza prove concrete».
Se i credenti dicono che esiste l asino che vola devono provarlo con i fatti non con le parole.
E poi ancora Ivano ripeto che:la vita per chi non crede può addirittura avere più significato di quella di chi crede, perché può essere vissuta nella sua pienezza, ben sapendo che è unica e irripetibile.
E non come mera preparazione di una successiva reputata migliore, con tutto quello che fanno credere e che il credente, umile e pieno di paura, accetta a testa bassa.
Saluti,
SatelliteSx
Cosa dire? May be SatelliteSX!
Sulla prima questione che poni posso dire che penso che alla fin fine sia anche una posizione accettabile, ma sulla seconda ho il dubbio che non sia sempre così, come non tutti i credenti sono stati dei pecoroni… insomma, visto che siamo in vena di citazioni “non interessa sapere se l’uomo torna alla religione o crede in Dio, ma se vive con amore e pensa secondo giustizia” (Erich Fromm, Psicoanalisi e religione, ed. or. 1950).
Saluti
Ivano
bravo vedi che riusciamo a capirci?
allora ti saluto con uno stammi bene Ivano.
Sono poche le persone aperte come te. Sono poche le persone che sanno rispettare le idee degli altri. Sono poche le persone che continuano ancora a sognare…
SatelliteSX
Ancora grazie per i complimenti, ma non esageriamo!
Good lucky! Per tutto!
Ivano
Ivano se ci sei ancora
secondo te questo e’ un discorso serio da parte del papa?
dal corriere.it di stamattina:
Il Papa: «L’Aids è spesso frutto di un concetto sbagliato di matrimonio»
http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_19/papa_aids.shtml